La Storia della Via del Porto
Per tanti secoli, e fino a un centinaio di anni fa, le principali vie di collegamento a Bologna erano costituite d’ acqua. Se la Città avesse mantenuto scoperti i suoi numerosi canali e corsi d'acqua di cui è ricca, sarebbe oggi una città d'acqua, una piccola Venezia. Bologna è stata definita "città porto", il quartiere dove è situato il nostro Hotel omaggia questo appellativo. E’ suggestivo pensare che fino al 1700 transitavano nel Porto principale di Bologna ben 2500 navi ed imbarcazioni di vario tipo che trasportavano merci per oltre centomila tonnellate e che i nostri avi usavano le imbarcazioni per muoversi e per trasportare le merci così come oggi noi usiamo le autovetture e i camion.
Bologna era infatti collegata, grazie al canale Navile, con Ferrara, e da qui, tramite il Po, si poteva raggiungere il mare aperto, ma anche a Ravenna, Modena e altre città padane.
Si ricorda il viaggio spettacolare compiuto nel 1502 da Lucrezia Borgia che andava in sposa ad Alfonso d'Este, Duca di Ferrara.
Fino al 1948 erano in attività sul Canale Navile 24 barconi che potevano trasportare fino a 100 quintali di merci ciascuno.
Acqua non significa soltanto navigazione; i canali ed i corsi naturali hanno rappresentato per la città la possibilità di attingere l'acqua per bere, per lavarsi e per lavare, per divertirsi, per abbeverare gli animali, per far funzionare i mulini da grano e le centinaia di opifici che lavoravano la seta, la lana, i metalli, la carta e le pelli.
Utilizzato per la balneazione era il Canale di Reno, oggi ricoperto, che attraversa il centro città, ove i giovani ed i meno giovani si tuffavano per rinfrescarsi dalla calura estiva.
In numerosissimi tratti era vietato tuffarsi o nuotare nei canali, sia perché si intralciava il lavoro degli opifici, sia perché si voleva tutelare il buon costume dell'epoca, tant'è che, nel Cinquecento, se una donna veniva trovata a bagnarsi nel Canale di Reno veniva punita con ben 25 frustate.
Parlare di acqua vuol dire anche parlare delle terme, costruite in città dagli antichi romani, di centinaia di pozzi e di una cinquantina di ponti.
Di tutto ciò rimane traccia nei nomi di alcune strade (via del Porto, via Riva di Reno, via Val d'Aposa, via Savenella, ecc.).
I corsi d'acqua significano anche mondo sotterraneo e nascosto; oggi, come nell'antichità, innumerevoli corsi d'acqua, sia naturali che artificiali, scorrono sotto terra. Basti pensare all'acquedotto costruito dai Romani duemila anni fa che, partendo dal torrente Setta ed attraversando tutta la collina, sbuca sui viali di circonvallazione, tra porta Saragozza e porta San Mamolo e che ancora oggi serve per dissetare mezza città.
Bologna è ricca di numerosi cunicoli che formano un vero e proprio reticolo e non si incrociano mai.
Oltre ai cunicoli, vi sono condotti pieni d'acqua, torrenti come l'Aposa, che oggi sono completamente interrati, vi sono condotti che possono essere percorsi senza nemmeno sporcarsi, mentre vi sono condotti che possono essere percorsi solo da speleologi molto ben attrezzati. Una vera città è presente anche nel sottosuolo.
Il porto
La prima notizia documentaria sulla navigazione bolognese risale al 905, quando il re d'Italia Berengario I concesse alla chiesa bolognese il porto allora esistente sul fiume Reno e garantì il libero transito dal Po al Reno a chi andava al mercato che si svolgeva alla Selva di Pescarola. La vera svolta però si ebbe nel 1221, quando parte dell' acqua condotta in città dal canale di Reno fu convogliata in un nuovo canale che partiva da Porta Lame e che giungeva fino a Corticella: su questo canale cominciò a svolgersi il traffico portuale di Bologna ma, a causa dei forti dislivelli tra i vari tratti del canale, le merci si potevano scaricare tutt' al più a Corticella o alla Beverara. Gli Statuti bolognesi del 1228 resero obbligatorio fare scalo al porto di Maccagnano, nell' attuale sito della località detta Bova. Questo porto, alimentato da un canale che aveva portata scarsa, tendeva a colmarsi e richiedeva frequenti lavori di del fondo. Il problema fu risolto nel 1500, quando venne approvata la costruzione di un vero e proprio porto che giungesse all' interno delle mura della città, in quel tratto residuo del canale di Reno detto Cavadizzo o Cavaticcio, che ne scaricava le acque in direzione di porta Lame: questo "Naviglio" sarebbe poi diventato il moderno canale Navile. La nuova opera portuale richiese l'apertura di una vera e propria porta nelle mura della città, dove vi era il passaggio del canale e la creazione di una nuova strada che sarebbe diventata l'attuale via del Porto.
La navigazione non era aperta a tutti, ma consentita ai soli "paroni", armatori titolari di concessioni rilasciate in numero limitato.
Le principali merci in partenza da Bologna erano la seta degli opifici bolognesi, i manufatti d' artigianato, il gesso delle cave appenniniche e la canapa, grezza o lavorata. Giungevano invece, sui "burcì" e i "paròn" (tipi di imbarcazioni) vino, legumi e ortaggi del contado, il pesce sotto sale da Comacchio e il legname d'abete che veniva lavorato nelle segherie lungo il Canale di Reno. Le "barche da mare" trasportavano anche il sale proveniente dalle coste dell'Adriatico. Il sale era fondamentale per l'economia della città tanto che fu costruito un grande magazzino che prese il nome di Salara.
Il transito delle merci ebbe un lungo periodo di fiorenti scambi fino ai primi decenni del XIX secolo. Lo sviluppo delle strade e della ferrovia rivoluzionarono i trasporti, questo fu la fine della troppo lenta navigazione.
Il porto Navile cessò di funzionare alla fine del 1800.