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Bologna che pochi ricordano
54.014 lire d’argento
la perfettissima e perpetua libertà

54.014 lire d’argento

La città di Bologna vanta, tra gli altri, un primato di cui andare fieri ed orgogliosi e che forse non è a tutti conosciuto. Bologna è infatti il primo comune italiano, una fra le prime città al mondo, ad aver abolito la schiavitù.
 
Siamo negli anni della vittoria dei Guelfi bolognesi nella Battaglia di Fossalta, potente colpo inferto all’impero di Federico II, reso ancora più micidiale ed amaro dalla cattura di Re Enzo, figlio amatissimo che non venne mai liberato. E’ il momento delle politica anti-magnatizia, avversa e contraria all’oligarchia aristocratica di investitura imperiale. E’ il momento di stare vicini al popolo - pars populi – che, raccolto nelle Corporazioni delle Arti, ha acquistato tanto potere da entrare a far parte del Governo Cittadino.
 
E’ il 25 agosto del 1256, quando la campana dell’Arengo suona a raccolta del popolo bolognese nella Piazza Maggiore. Da sempre uno dei luoghi più vivi della città, per la presenza del mercato e per l’affluenza di venditori, clienti, mendicanti e truffatori, quella mattina la piazza è più che mai un accorrere di uomini, donne e persino fanciulli, quasi tutti provenienti dalle vicine campagne, quasi tutti servi. Un’immensa folla discute, grida e ride. Alcuni preannunciano che il Comune stia per liberare 6.000 schiavi. Si dice che l’emancipazione dei servi della gleba verrà pagata con il  tesoro della città. C’è una confusione impressionante, un’energia incontrollabile. Tutti spingono per salire la scalinata che porta al salone del Podestà. Tutti vogliono sentire, capire, sapere. Le guardie comunali, seppur armate di lance e spade, a stento riescono a contenere la folla, a respingere la calca. Squilla una tromba. Fanno ingresso i rappresentanti delle Corporazioni della Arti, ciascuno con il proprio vessillo. Sono attese le supreme autorità comunali. La folla batte le mani e gli stendardi si agitano nell’aria. I primi ad arrivare sono i Valletti. Immediatamente cala un esplosivo silenzio da attesa. Ecco il Potestà ed il Capitano del Popolo, seguiti dai Giudici e dai Notai. E’ vero. Stanno entrando nel Palazzo a firmare un decreto per abolire la schiavitù, affinchè tutti gli uomini siano liberi cittadini dotati di uguali diritti.
 
Otto lire d’argento per gli adolescenti, 10 lire d’argento per i maggiori di quattordici anni, che siano uomini o donne. Un totale di 54.014 lire d’argento vengono pagate alle 403 famiglie proprietarie in tre rate annuali per la liberazione di 5.807 schiavi.
 
L’anno successivo, nei primi mesi del 1257, il Comune fa compilare ai quattro più rinomati notai dell’epoca, un memoriale in cui vengono elencati i nomi dei servi emancipati, con accanto l’indicazione della famiglia di appartenenza ed il totale dovuto per il riscatto. Conservato nell’Archivio di Stato in Piazza dei Celestini, troppo poco conosciuto dai Bolognesi, forse anche a causa della lingua latina utilizzata per la sua stesura, il memoriale è in realtà un documento di fondamentale importanza, un atto di liberazione, paragonabile ad una moderna carta dei diritti umani. E’ il Liber Paradisus – Libro Paradiso – così detto per la prima parola che è stata scritta.
 
« In principio il Signore piantò un paradiso di delizie, nel quale pose l'uomo che aveva formato, e aveva ornato il suo stesso corpo di una veste candeggiante, donandogli perfettissima e perpetua libertà »   
 
L’abolizione della schiavitù, rappresenta una pietra miliare per la storia di Bologna e per la storia del diritto. E per una tale impresa, il Comune si appella a principi di uguaglianza avvalendosi anche di incontestabili similitudini religiose per l’epoca, paragonandosi addirittura al Signore che, con il proprio sacrificio umano, ha liberato l’umanità dalla schiavitù del peccato originale. Oltretutto, pagando la stessa somma per l’affrancamento di uomini e donne, viene attribuita a queste ultime pari dignità ed importanza, precorrendo lo spirito di uguaglianza tra sessi.
 
Ogni medaglia ha però due lati….
 
Per il comune di Bologna, la liberazione degli schiavi è stata ovviamente una mossa dettata anche da importanti interessi economici. Una volta liberati, infatti, gli schiavi avrebbero avuto una resa lavorativa molto più elevata. Non solo. Il comune sapeva fare bene i propri conti ed aveva pianificato di sottoporre ad imposizione migliaia di nuovi lavoratori i cui frutti fino ad allora erano stati esenti da qualsiasi tassazione. Era fondamentale per il Comune che i servi affrancati ed emancipati non si allontanassero e venne quindi loro vietato l'abbandono della diocesi di appartenenza. In alcuni casi, gli ex schiavi furono raccolti in zone franche (da qui, il nome del Comune di Castelfranco).
 
L’improvvisa liberazione generò anche un certo grado di sgomento e, in casi estremi, di malcontento. Ci son stati servi, soprattutto i più anziani, che hanno preferito rinunciare ad andarsene dalla casa padronale per non perdere la certezza di un alloggio e di un salario, basso magari, ma sicuro.
 
Ma nella stragrande maggioranza dei casi, la perfettissima e perpetua liberà viene accolta con la gioia e l’entusiasmo di chi, per la prima volta, si trova a poter gestire la propria vita con le sole proprie potentissime mani.
 
 
Prefetto per un viaggio a Bologna
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Virgishoot

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Giovanni

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Ghina74

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