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Bologna che pochi ricordano
Un tramonto lontano 22 mila chilometri
Le solide basi su cui continuare a costruire..

Un tramonto lontano 22 mila chilometri


Dunque…
 
E’ la mattina del 14 aprile 1895 quando Guglielmo, dal parapetto della sua finestra, invia onde elettromagnetiche a circa un chilometro e mezzo di distanza. Il colpo di fucile sparato dalla Collina dei Celestini al ricevimento del segnale, è da tutti considerato il battesimo della radio.
 
Davanti alla sua invenzione, l’intuizione della trasmissione di segnali senza fili, è lo stesso Marconi che si meraviglia. "La mia preoccupazione maggiore" racconta “è che nessun’altro abbia mai pensato di mettere in pratica un’idea tanto elementare, semplice e logica”. Scienziati ben più maturi e preparati di lui, studiosi della portata di James Maxwell, Augusto Righi, Heinrich Hertz ed Alexander Popov, non sono stati in grado di cogliere le possibili applicazioni tecniche delle loro ricerche fisiche e matematiche; non si sono mai affacciati alla finestra dei loro laboratori. E così, dalla felice fantasia di Marconi, dal suo genio inventivo, e dalla attitudine alla concretezza dei risultati, nasce l’invenzione della radio.  
 
Marconi ha solo 21 anni, ma capisce immediatamente quanto rivoluzionaria la sua scoperta possa essere per le comunicazioni telegrafiche, fino ad allora trasmesse su filo e si rivolge al Ministero delle Poste per sondarne l’interesse. "Gentile signor Marconi, la vasta rete di fili e cavi telegrafici di cui disponiamo, è più che sufficiente per le necessità di comunicare della penisola italica e delle sue isole. Firmato, Onorevole Lacava". Questa la risposta, e la lettera di Guglielmo viene liquidata dall’allora ministro con la scritta ALLA LONGARA, noto manicomio romano.
 
La lungimiranza dell’amministrazione italiana convince Marconi, perfettamente bilingue, a trasferirsi a Londra, dove può contare sulle importanti relazioni materne con gli ambienti imprenditoriali britannici. E’ qui che il geniale sperimentatore si trasforma in abilissimo uomo d’affari, in grado di trasformare la sua scoperta in successo economico e finanziario. L’ingegnere capo delle poste inglesi intuisce subito l’importanza decisiva della radiotelegrafia per le comunicazioni tra le regioni dell’impero disseminate nei continenti; è quindi l’Inghilterra Vittoriana, dopo la seconda rivoluzione industriale, che ha il merito di aver tradotto l’invenzione della radio in progresso tecnologico.
 
Il 2 giugno 1896, Marconi, avvalendosi della consulenza dei migliori esperti in materia, presenta la prima domanda per il riconoscimento dei suoi lavori. 12.039 è il numero che viene attribuito al brevetto concesso l’anno seguente. Nel 1898 nasce a Londra la MARCONI’S WIRELESS TELEGHAPH COMPANY, che detiene tutti i brevetti de giovane inventore, capofila delle numerose successive sue società che di lì a poco avrebbero moltiplicato la sua fortuna.
 
Quelli che seguono sono anni di dimostrazioni pubbliche alla presenza di politici, militari, ed industriali. Guglielmo deve convincere e soprattutto generare meraviglia e stupore. Colloca un trasmettitore sul tetto dello stabile delle poste inglesi ed un ricevitore in una casa sulle rive del Tamigi, a 4 km di distanza. Crea un collegamento radio di 14 chilometri attraverso il Canale di Bristol. Collabora con un giornale locale in occasione di una regata storica. I giornalisti seguono l’evento da un rimorchiatore, inviano le notizie a Marconi che le trasmette ad una stazione a terra. Realizza la prima trasmissione senza fili in mare. Stabilisce un ponte radio tra la residenza estiva della Regina Vittoria e lo yacht reale sul quale è in viaggio il principe di Galles, convalescente per una ferita al ginocchio. Presto i segnali superano distanze di 50 chilometri, anche in mare aperto, ed alla fine del 1898, da un battello attrezzato di radio, parte una richiesta di soccorso. Il primo caso di richiesta di salvataggio.
 
Ma Guglielmo ha ancora un sogno, una follia per gli studiosi dell’epoca. Guglielmo vuole collegare Europa ed America, attraversando senza fili i 3400 chilometri dell’oceano atlantico e superando i 200 chilometri di curvatura terrestre. E’ il nuovo secolo ed è arrivato il tempo di tentare. Fa costruire una potente stazione ad Helston, nell’estremo sud della Cornovaglia e si reca in America a cercare, sulla costa est il miglior punto per la stazione ricevente: l’Isola di Terranova, in Canada. Cominciano i tentativi, il segnale viene trasmesso instancabilmente a ripetizione per giorni.
E finalmente, il 12 dicembre 1901, la storia si ripete. Come nella “stanza dei bachi”, attraverso pochi metri, e come dal davanzale sulla collina dei celestini, ancora una volta, Guglielmo Marconi ed il suo assistente Kemp, ricevono in cuffia il medesimo segnale, i tre click della lettera S dell’alfabeto Morse. L’Europa può comunicare con l’America.
 
Marconi è già un uomo famoso in tutto il mondo, e grazie al radio soccorso in mare, ed ai memorabili salvataggi di navi, diventa un personaggio quasi leggendario.
 
Il transatlantico americano “RUPUBLIC” speronato dal piroscafo italiano “FLORIDA”, sta per affondare, ed i suoi 1700 passeggeri sono portati in salvo dal piroscafo “BALTIC” che riceve la richiesta di soccorso, l’S.O.S. ripetuto per 14 ore di fila dall’operatore radiotelegrafico marconista. Quando il TITANIC affonda dopo aver lanciato il segnale di soccorso via radio, Marconi, che si trova negli Stati Uniti, accorre al porto di New York per ricevere i 705 superstiti. E’ lui stesso, già premio Nobel per la fisica, a conferire un riconoscimento al marconista del transatlantico rimasto eroicamente al proprio posto a lanciare messaggi di soccorso anche quando l’acqua aveva raggiunto il ponte superiore.
 
Il ritorno in Italia di Marconi coincide con la sua nomina a senatore a vita. Scoppiata la prima guerra mondiale si arruola volontario nell’esercito regio con il grado di tenente di complemento del genio e poi di comandante. Presta regolare servizio in marina e lo si trova sui fronti e sul mare. Terminata la guerra, durante la quale è costretto a sospendere l’attività di ricerca, acquista un panfilo, che chiama “Elettra” come la sua amata figlia, e lo trasforma in un laboratorio galleggiante. Continuano i salvataggi, sia in mare sia per aria, e proseguono gli esperimenti. Nel mar Ligure fa prove di navigazione alla cieca, simulando condizioni meteo di nebbia inaccessibile, e crea le premesse per l’invenzione del radar.
 
E’ il 25 marzo del 1930 quando Marconi, dall’Elettra ancorata nel Porto di Genova, fa accendere via radio le luci di un tramonto lontano 22000 chilometri, in una Sidney affollata per l’esposizione mondiale.
 
Gli ultimi anni della sua vita sono un trionfo continuo di un giro del mondo che lo porta in India, Brasile, Filippine ed in Giappone, alla corte dell’Imperatore.
 
Aperte all’umanità le porte dell’epoca successiva, Guglielmo Marconi muore a Roma, all’età di 63 anni, la calda mattina del 20 luglio 1937. Al suo funerale assiste una folla di 500 mila persone. Le sue spoglie sono conservate nella casa paterna, dove si trova anche un museo e la sede di una Fondazione a lui dedicata.
 
       
                                                                                  ***
  
Vogliamo chiudere questo tributo, con parole sue..
 
<< Ci sono stati tre grandiosi momenti nella mia vita di inventore. Il primo, quando i segnali radio da me inviati fecero suonare un campanello dall’altro lato della stanza in cui stavo svolgendo i miei esperimenti; il secondo, quando i segnali trasmessi dalla mia stazione di Poldhu, in Cornovaglia, furono captati dal ricevitore che ascoltavo a San Giovanni di Terranova, dall’altra parte dell’Oceano Atlantico a una distanza di circa 3.000 km; il terzo è ora, ogni qualvolta posso serenamente immaginare le possibilità future e sentire che l’attività e gli sforzi di tutta la mia vita hanno fornito basi solide su cui si potrà continuare a costruire.>>
 
 

"Il personale veramente simpatico, disponibile e professionale."
Il personale veramente simpatico, disponibile e professionale. La posizione è ottima, vicino alla stazione dei treni e vicinissimo al centro di Bologna. La colazione abbondante e buona. La camera nuovissima sia come struttura che arredi. Un po brutto l'esterno. Arrivando non fa una bellissima impressione ma una volta in camera merita proprio. Assolutamente da consigliare.



Giovanni

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Giovanni

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"Eccellente posizione, camera grande e molto pulita, bagno pulito e assolutamente funzionale. Colazione a buffett di qualità"



Antonio

"Comodo per la sua posizione centrale"
L'accoglienza è stata assolutamente cordiale. Sebbene il chek-in fosse dalle 15, ho telefonato prima delle 13 per sapere se avrei potuto posteggiare in anticipo, e mi hanno assicurato che non solo potevo recarmi subito per parcheggiare, ma che anche l'appartamento sarebbe stato già pronto. Il monolocale è a pochi metri dalla sede dell'albergo e affaccia su un grazioso cortile. E' decisamente spazioso. La cucina è ben attrezzata. Bello il bagno. Un grande letto, divano, poltrona, TV, impianto stereo completano l'appartamento. Il pavimento è di parquet. Unico inconveniente un sottile rumore di fondo (forse il frigo) e la calderina che si accende con frequenza, forse perché in bagno funziona ancora il riscaldamento. Comunque, se dovessi tornare a Bologna, non esiterei a fare la stessa scelta.



Giovanni

Giovedì 17 Agosto 2017
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Venerdì 18 Agosto 2017
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Nuvoloso

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Domenica 20 Agosto 2017
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Lunedì 21 Agosto 2017
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Martedì 22 Agosto 2017
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