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Bologna che pochi ricordano
le libere vie del mare e dell'aria
Guglielmo WIRELESS Marconi

le libere vie del mare e dell'aria

Quella che state per leggere, non è la descrizione di un palazzo gentilizio o di una torre medievale, né il racconto di una curiosa vicenda o la storia di un casato o di una nobile famiglia. Vogliamo parlarvi di un Grande Uomo, un personaggio della storia italiana che è stato anche chiamato “Nuovo Prometeo” e “Mitico Demiurgo”. Moderno sperimentatore e lungimirante scopritore, Guglielmo Marconi è un personaggio diventato ormai leggendario. Della sua genialità, noi oggi vogliamo raccontarvi gli anni delle giovanili esperienze condotte con entusiasmo quasi febbrile, gli anni della giovinezza bolognese.
 
Guglielmo – Giovanni Maria Marconi nasce il 25 aprile del 1874 nel signorile Palazzo Marescalchi, al numero 1170 dell’allora via delle Assi, nel cuore storico della città. Il padre Giuseppe, vedovo benestante e nobile proprietario terriero, sposa in seconde nozze Annetta, una giovane irlandese giunta a Bologna per studiare l’arte del bel canto. Trascorre gran parte della sua infanzia e adolescenza nella campagna bolognese, a Pontecchio, dove la famiglia si traferisce nella casa di proprietà. Posta al quattordicesimo chilometro da Bologna, imponente sulla strada di fondo valle per i Bagni di Porretta, Villa Griffone è un signorile edificio dalle sobrie linee classicheggianti, dotato di rimessa, stalla, fienile e granaio. Il bosco, fitto e serpeggiante sulla salita di accesso alla casa, si trasforma in un ricco parco fino ad aprirsi davanti e dietro la casa in grandi prato, campi e vigneti.
 
E’ in questo luogo di incantevole bellezza che è ambientata questa magica storia.
 
Guglielmo non frequenta scuole regolari, è un autodidatta, viene istruito da un educatore privato nella enorme biblioteca della villa, e consegue la licenza elementare a dodici anni. Parla inglese perfettamente. E’ la madre che glielo insegna. Ed è la madre che per prima coglie il forte interesse di Guglielmo per le materie scientifiche, tanto che a Livorno, dove ogni anno passano l’inverno, gli fa prendere lezioni private con il professore di fisica Vincenzo Rosa. Il giovane, che non conseguirà mai un titolo di studio riconosciuto, considererà questo suo insegnante come il suo vero ed unico maestro. Affascinato e totalmente rapito dai fenomeni elettrici e fisici, dopo tanto insistere, riesce a farsi regalare dall’ancora titubante padre, l’abbonamento ad un autorevole rivista settimanale milanese “L’elettricità”. Guglielmo ne studia attentamente ogni esperimento descritto nelle pagine del giornale, riproducendolo poi nella soffitta della villa, trasformata in laboratorio. Appena diciottenne, partecipa ad un concorso, progettando e realizzando un segnalatore di temporali, un ingegnoso apparecchio in grado di far squillare un campanello in caso di fulmine. E’ così che Marconi dimostra per la prima volta una manualità da orefice ed un approccio concreto ed innovativo alle scienze.
 
Sono comunque anni complicati questi per il giovane Marconi, un esile ragazzo che fuori dai confini familiari è visto come un giovanotto pieno di stranezze, dedito ad esperimenti con tuoni e fulmini e ad altre stregonerie e diavolerie. E’ lui stesso a ricordare che “se fosse vissuto nel Medioevo, lo avrebbero probabilmente bruciato vivo”. Un sacco di storie si raccontano nelle osterie del Sasso e fino alle strade di Bologna su “cal mat ed Marconi”, come la storia che le mucche di Pontecchio avessero smesso di fare latte a causa della troppa elettricità attirata dalle antenne del Griffone. Si racconta anche che passando sotto la villa si poteva udire il fragore delle scintille e che di notte i contadini vedevano bagliori violacei uscire dalle finestre della “stanza dei bachi” nelle soffitte della villa. Ma il giovane Guglielmo non si lascia certo condizionare e va avanti per la sua strada, senza alcun problema o dubbio, nella piena convinzione di avere per le mani il futuro della comunicazione, l’accesso alle libere vie del mare e dell’aria. E ne aveva ben donde.
 
Passano solo due anni da quei primi esperimenti nel sottotetto della villa quando Marconi, in occasione della morte del fisico tedesco Hertz, approfondisce il tema della diffusione delle onde elettromagnetiche. E’ sulla cima di un alta montagna del Biellese, dove stava soggiornando, che Marconi prende piena consapevolezza della “possibilità per l’uomo di trovare nuove energie, nuove risorse, nuovi mezzi di trasmissione”. Una luce nella mente del giovane scienziato, un’idea, un progetto, una certezza: utilizzare le onde elettromagnetiche per la comunicazione senza fili, attraverso grandi distanze, superando ogni ostacolo naturale. Fatto ritorno a casa, ripartono gli esperimenti; giorno e notte, Guglielmo lavora alla trasmissione di segnali senza fili, fino a che mette a punto un marchingegno, un apparecchio composto da un trasmettitore, un oscillatore a scintilla e da un ricevitore.
 
Le onde elettromagnetiche prodotte dalle prime scintille vengono captate nelle stanze della villa, in una calda notte estiva. Guglielmo ha appena vent’anni e compie un gesto di una dolcezza estrema. E’ quasi mezzanotte e va a svegliare la madre; la tiene per mano e facendo luce con una candela le fa strada fino alla soffitta, su per le silenziose scale, per farla assistere al suo successo, al suo esperimento, a quel tasto battuto tre volte, i tre punti della lettera “esse”, al brillare delle scintille ed al lieve gracchiare del martelletto del ricevitore alla distanza di quattro metri.
 
Sono questi i momenti magici della nascita della telegrafia senza fili. E ciò che segue, è il desiderio sfrenato di Guglielmo di superare stesso, di percorrere spazi sempre più ampi, di oltrepassare ogni ostacolo.
 
Le testimonianze di chi frequenta Villa Griffone in quel periodo ricordano esperimenti fatti nel parco con pentole di coccio allineate a terra e riempite d’acqua, per studiare e misurare l’intensità della propagazione del suono attraverso i liquidi. Gli esperimenti di Guglielmo a volte si trasformano in veri e propri scherzi, come lo scherzo ai danni del Cardinale Svampa che, in occasione della sua prima visita pastorale a Pontecchio, viene svegliato più volte nella notte da un campanello montato sotto il letto nella “stanza del papa”, in canonica, ed azionato dalla “stanza dei bachi” nel sottotetto della villa, a poco meno di un chilometro di distanza. Si racconta anche di un pollo disossato che, nella cucina della villa, rianimato a distanza da Guglielmo, fece scappare a gambe levate ed urlare come una forsennata la cuoca Clara, che pare, dallo spavento non è mai ripresa.
 
Poco tempo dopo i primi successi, gli esperimenti escono dalla Villa e dal parco. Marconi ha l’intuizione di attrezzare sia il trasmettitore che il ricevitore di un’antenna e di una presa a terra. Più alta è l’antenna, maggiore è la distanza percorsa dall’impulso.
 
L’episodio chiave di questa storia, vogliamo che sia lo stesso Guglielmo Marconi a raccontarla.
 
“Era mia intenzione trasmettere oltre la collina dei Celestini, che si erge davanti alla Villa Griffone. Mio fratello si armò di fucile da caccia e mi disse – se il ricevitore funzionerà, sparerò il colpo - ; - sta bene - dissi io. Dopo qualche minuto, ripresi la trasmissione. Ad un tratto, un colpo di fucile echeggiò nella valle. Il successo della mia invenzione era assicurato”.
 
E’ il 1895, Guglielmo ha 21 anni, ed ha appena inventato il telegrafo senza fili via onde radio, o radiotelegrafo, dalla cui evoluzione sono nate radio e televisione e, in generale, ogni sistema di comunicazione senza fili, invenzione che, nel 1909, gli valse il premio Nobel.   ***
 
Gli anni che seguirono il colpo di fucile sparato dalla collina, come Guglielmo Marconi realizzò il suo grande sogno, le trasmissioni di segnali più incredibili, magiche ed eroiche che hanno segnato la storia della comunicazione senza fili, ve li racconteremo nella prossima tappa di questo nostro viaggio nel tempo.



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Gli anni che seguirono il colpo di fucile sparato dalla collina, come Guglielmo Marconi realizzò il suo grande sogno, le trasmissioni di segnali più incredibili, magiche ed eroiche che hanno segnato la storia della comunicazione senza fili, ve li racconteremo nella prossima tappa di questo nostro viaggio nel tempo.
"Soggiorno per lavoro ottimamente riuscito"
Entrare in questo albergo e sentirsi a proprio agio da subito è il massimo.Tutti disponibil x qualunque richiesta.nel giro di poche ore mi hanno fatto stirare un abito x la sera di gala.Chi lavora in questo albergo lo fa al massimo della sua professionalità.



Diego

"Centrale, accogliente e pulito"
L'Hotel è centrale e facilmente raggiungibile con l'aerobus perché dalla fermata di via dei Mille si percorrono appena 30metri a piedi. La via di affaccio è silenziosa. Le camere sono confortevoli e il cambio biancheria e lenzuola è addirittura quotidiano! Ci siamo trovati molto bene. Grazie a tutti coloro che ci lavorano!



Virginia

"Il personale veramente simpatico, disponibile e professionale."
Il personale veramente simpatico, disponibile e professionale. La posizione è ottima, vicino alla stazione dei treni e vicinissimo al centro di Bologna. La colazione abbondante e buona. La camera nuovissima sia come struttura che arredi. Un po brutto l'esterno. Arrivando non fa una bellissima impressione ma una volta in camera merita proprio. Assolutamente da consigliare.



Giovanni

Centrale e Confortevole
Hotel centrale a pochi minuti a piedi sia dalla stazione che dai principali luoghi d'interesse. Camere arredate in maniera sobria ma dotate di tutti i confort. Personale molto gentile e sempre disponibile nel consigliare. Colazione ottima e varia con diverse scelte sia nel dolce che nel salato peccato le macchinette servi bevande calde non all'altezza del resto. Parcheggio auto comodo anche se non a buon mercato. Consigliato



ffx63

Giovedì 17 Agosto 2017
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