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Bologna che pochi ricordano
La Grossa, la Nonna e la Scolara
Le campane, a Bologna

La Grossa, la Nonna e la Scolara

Il rintocco di campana come annuncio di eventi sacri e profani è un’abitudine antica e generalmente diffusa, tradizione comune a più culture. Ma a Bologna, città così incline alla raffinatezza estetica e strutturale, suonare questi colossali strumenti, è diventata un’arte. Antica di cinque secoli, e nata dalla sana competizione con Santa Cecilia a Roma, l’arte del suono muove i suoi primi ed incerti passi nella torre della Basilica dedicata al Santo Patrono. Per trecento anni, sono state migliorate le architetture dei bronzi e dei campanili e perfezionate le strutture musicali e le tecniche esecutorie. Oggi, la tradizione campanara bolognese, pur mantenendo le peculiari caratteristiche primitive, è diventata unica nel suo genere ed ha raggiunto lo stato quasi perfetto.
 
La suonata alla bolognese, nella sua configurazione moderna e definitiva, consiste in un concerto di quattro (a volte cinque) campane armate in base a rapporti di geometrie e forme difficilmente derogabili, intonate tra loro e movimentate dai campanari direttamente nella cella campanaria e secondo regole rigidissime. Il sistema di suono bolognese più antico, noto anche come “a doppio” impone che la campana, solidamente fissata ad un ceppo di olmo sia azionata non da corde ma da un canapo di manovra (detto ciàp); portata la campana con il battaglio (detto batàc) legato, e quindi muto, nella posizione “a bicchiere”, una volta liberata al suono, le viene fatto compiere alternativamente un giro a 360° in un senso e poi nell’opposto, di concerto con le altre campane. 
 
Il campanaro, dotato di senso musicale, di colpo d’occhio, e pure di una notevole resistenza fisica, profondo conoscitore delle antiche tecniche e del sistema di suono, basato sulla struttura di matrici matematiche, è il custode unico non solo dell’antica tradizione ma anche dei bronzi. La tradizione ha spesso assegnato nomignoli alle campane dei concerti, che vengono comunque classificate in base alle loro dimensioni. La “piccola” è la più ridotta e suona il din; la “mezzanella” è la seconda in ordine di grandezza e canta il den; al “mezzanone”, più grande ancora, viene assegnato il dan. Infine, la “grossa”, la maggiore dei quattro bronzi di un concerto, che nella basilica di San Petronio raggiunge i due metri di altezza, ha il don.
 
Il più solenne concerto di campane armate alla bolognese è ospitato, a partire dalla metà del 1600, nella chiesa di San Pietro, cattedrale metropolitana e capolavoro ammirabile all’inizio di via dell’Indipendenza. Il campanile, possente torre di pianta quadrata iniziato nel 1184 e terminato solo due secoli e mezzo dopo, con i suoi 72 metri di altezza, sovrasta nettamente le torri gentilizie dell’abitato urbano. Il primo tratto della torre, compatto e lineare, rimanda lo sguardo direttamente alla cella campanaria, ultimo di tre piani ampiamente finestrati ed incoronata da una singolare guglia di legno e piombo. La cella protegge al suo interno la più grossa campana suonabile alla bolognese, un bronzo di ben 33 quintali fuso nel 1500, detta la “nonna” che, insieme alle altre tre campane, forma un concerto di 65 quintali. Spesso la “nonna” viene lasciata muta con la bocca verso l’alto al termine dei doppi e solo raramente viene suonata insieme alle compane perché un loro concerto, oltre ad impegnare ben 23 campanari, genera onde che potrebbe mettere a repentaglio la sicurezza strutturale della torre.      
 
Probabile culla dell’antica arte. il campanile di Giovanni da Brensa si innalza per 65 metri all’altezza dell’undicesima cappella di destra della Basilica di San Petronio. In cima, nella cella campanaria, è installato il più antico concerto di quattro bronzi risalente, così come il campanile, al 1400. Una delle quattro campane, la mezzanella, è detta la “scolara” perché ogni giorno ha scandito l’inizio delle lezioni all’Archiginnasio.
 
Il campanile della chiesa dei santi Bartolomeo e Gaetano, capolavoro e scrigno di tesori, si staglia, insieme alla cupola verde acqua, tra le Due Torri. Innalzato alla fine del 1600 sulla Via San Vitale in elegante stile barocco, dal 1857 ospita quattro nuovi meraviglioso bronzi forgiati dal fonditore bolognese Brighenti. Le quattro campane, battezzate dai fedeli la “Bartolomea”, la “Gaetana”, la “Andreina” e la “Piera”, dai nomi dei santi, formano un concerto di eccezionale qualità, dal timbro pieno, pastoso, tale da essere considerato dalle associazioni campanarie il concerto più armonioso della città.     
***
 
Alzate gli occhi al cielo, dunque, cercate tra le torri i campanili e fermatevi in ascolto
. Chissà che non vi capiti di assistere ad un concerto di campane suonate a regola d’arte bolognese. Noi, il concerto più soave di campane in festa, lo vogliamo dedicare a Te che ci ha lasciato, senza mai andare via.  
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Bella camera, letto molto comodo. Pulizia eccellente
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Rossella Dessì

Venerdì 15 Dicembre 2017
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