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Bologna che pochi ricordano
Al 130 di Via Saragozza
La prima pietra del Portico di San Luca

Al 130 di Via Saragozza

Il viaggio di oggi parte dai numeri 130 e 131 di Via Saragozza, dove è stata posta la prima pietra del Portico di San Luca che, con le sue 666 arcate, 15 cappelle, 498 gradini e 3976 metri è il portico più lungo del mondo. Capolavoro architettonico, è oggi candidato bene patrimonio dell’umanità. Dalla città alla cima del monte, fino al tempio, il nostro, è un viaggio tributo, ma anche un intimo pellegrinaggio. Partiamo sì quindi per raccontarvi una storia e per ricordarne i protagonisti, ma anche per portare lassù la nostra preghiera ed il nostro voto.
 
L’idea della costruzione di un portico a protezione dei pellegrini nel corso della loro scalata dalla città alla cima del monte, è di Don Ludovico Genaroli (pronunciato Zenaroli), il Canonico della Pieve di Cento che, nel 1655, decide di presentare un primo modesto progetto al Senato Bolognese. Ma la città, appena uscita da un periodo di epidemia e carestia, non può permettersi l’elevato costo dell’opera, ed il progetto viene immediatamente rigettato. Il rifiuto perentorio non scoraggia Don Genaroli che, anzi, organizza una raccolta di risparmio ed un sistema di offerte tale da poter finanziare interamente l’opera. Nel 1674, questa volta accompagnato da esponenti delle più ricche, nobili e devote famiglie bolognesi, il prelato ripresenta la supplica al Senato. E questa volta, il Senato, non può respingere il progetto.
 
E’ il 28 giugno del 1674, ed alle 10 e mezza del mattino, al numero 130 di Via Saragozza, viene benedetta con una solenne cerimonia, la prima pietra del tratto di pianura del Portico di San Luca. C’è un osteria aperta poco più avanti a sinistra, l’Osteria del Moro, ed una variegata folla vi staziona davanti, richiamata dalla crescente fama della funzione rimandata più volte causa pioggia battente. Da quel giorno, nel giro di soli due anni, sotto la direzione lavori dell’architetto Giacomo Monti, e grazie all'inattesa gara di generosità accesa tra le famiglie bolognesi, vengono completate le 316 arcate del tratto di pianura: 1520 metri dall’Arco Bonaccorsi, davanti porta Saragozza, all’Arco del Meloncello, ai piedi del Colle della Guardia.
 
Il portico ha un modello architettonico continuo, ordinato e ripetitivo: ogni arco è retto da due colonne e la struttura ormai risulta quasi completamente inglobata nell’edilizia residenziale che lo sormonta. All’altezza del civico 179, siamo attratti ed incuriositi da una nicchia incastrata nell’arco 170. Al suo interno possiamo ammirare l’opera colossale dello scultore Andrea Ferrari. La statua della Vergine Maria con in braccio il Bambin Gesù deve il soprannome di Madonna Grassa all’imponenza della struttura ed alla ricchezza del drappeggio a decorazione.
 
Seguendo così la serie di doppie colonne, arriviamo all’Arco del Meloncello, spettacolare cerniera tra il porticato di pianura ed il porticato di collina. Compiuto nel 1732 su disegno dell’architetto Carlo Francesco Dotti, l’arcata costituisce uno scenografico sovrappasso stradale che scavalca la via con acrobazie barocche e che, con curve sinuose, da inizio alla parete più ripida del portico.
 
Il vero pellegrinaggio comincia qui. Scaliamo la via e ci arrampichiamo sui gradini della salita che un tempo era poco più di un sentiero ed una mulattiera. Soltanto a partire dalla fine del 1500 il percorso viene selciato. A cadenza regolare di circa 20 archi, possiamo ammirare, nonostante la pessima conservazione, le quindici cappelle con i misteri del Rosario, stazioni permanenti di devozione popolare fatte costruire nel 1640 dalla Suora Vicaria del Santuario, per sostituire le immagini sacre che i pellegrini appendevano agli alberi lungo il cammino. Il tratto in salita, 2276 metri su 350 arcate, è realizzato tra il 1706 ed il 1715 e terminato nel 1732 dallo stesso Architetto Dotti.
 
Lungo la salita ci distraiamo e pensiamo che una volta ci si poteva andare in funivia a San Luca. Quattro minuti dalla stazione in pianura al Santuario. Quasi quarant’anni di attività a favore di turisti, pellegrini ed abitanti della collina, prima di chiudere, quasi quarant’anni fa. Dove la salita si fa più dura e la pendenza inaffrontabile guardiamo la strada che costeggia il porticato, tappa finale del Giro dell’Emilia, ed un pensiero di ammirazione va ai ciclisti, che sono chiamati a percorrere la salita ben quattro volte, con una richiesta di fatica e di impegno fisico da puro atleta. E quando la strada curva passando sotto al portico in rapida salita (nota a tutti come salita delle orfanelle) vogliamo ricordare anche l’Orfanotrofio della Madonna di San Luca che, dal 1930 al 1994 ha dato asilo ed ospitalità a bambine senza genitori o con difficili situazioni familiari. In oltre sessant’anni di attività, più di mille fanciulle sono state cresciute ed educate dalle suore domenicane, sotto la protezione della Madonna del Santuario e grazie all’aiuto di tutto il popolo bolognese.
 
Come ogni pellegrino di ogni tempo, lungo tutto il cammino, non perdiamo mai di vista il motivo del nostro viaggio. Abbiamo un voto da esprimere, una grazia da chiedere, una preghiera da recitare. Ma è molto più di questo. Ognuno lassù porta la propria vita, la propria personalissima vicenda umana. E si può piangere per dolori superati e per perdite subite, e si può ridere per i momenti di pura gioia gustati. E durante il cammino ci scusiamo intimamente per colpe mai confessate, portiamo in dono ciò che di meglio possiamo offrire. Oggi la preghiera è per una vita nuova, per un bambino che sarà figlio, nipote e Uomo. Assetati di felicità e di vita, lungo il cammino guardiamo sempre avanti e sempre in alto.  
 
Ad ogni curva il lato aperto del porticato alterna la vista tra città e lo splendido paesaggio collinare, tenendo sempre nascosta al pellegrino la meta finale, il traguardo del cammino: lo spettacolare Santuario della Madonna di San Luca.         


Prefetto per un viaggio a Bologna
A poche centinaia di metri dalla stazione centrale, centralissimo e pulitissimo. Le stanze, o almeno la mia, sono piccole ma fornite davvero di tutto, aria condizionata, mini frigo, wifi DAVVERO funzionante in tutta la struttura e asciugamani in quantità industriale, è una cosa che ho trovati in pochi Hotel. La colazione è buona, sia dolce che salata, tutto questo ad un prezzo onestissimo e, una cosa che mi ha davvero lasciata incantata è lo staff! Non si limitano a rispondere "si" o "no" alle domande con un sorriso, s'interessano e aggiungo informazioni che ti aiutano in qualsiasi cosa tu debba fare. Se dovessi tornare a Bologna so già dove andare



Virgishoot

"Colazione a buffett di qualità"
"Eccellente posizione, camera grande e molto pulita, bagno pulito e assolutamente funzionale. Colazione a buffett di qualità"



Antonio

"A pochi passi dal centro"
L'hotel è situato a poche vie dal centro, dieci minuti dalla via principale. È dotato di parcheggio all'aperto, ma custodito da un cancello elettrico e deve essere prenotato. Le camere sono confortevoli, arredate in modo piacevole e funzionale, dotate di cassaforte, climatizzatore e bagno privato con box doccia, asciugacapelli e scaldabagno. Il tutto è pulito e ben curato. La colazione è a buffet con buona scelta tra dolce e salato, succhi di frutta, tè, caffè, latte, cioccolato... dolci di buona fattura. Lo staff dell'hotel è veramente gentile e ben disposto ad accogliere le esigenze del cliente. La posizione dell'hotel è al riparo da rumori molesti, una via decisamente tranquilla. Esperienza positiva e sicuramente da ripetere.



carlac134

"Sempre al massimo"
Ottima la posizione pochi passi dalla stazione, ottima la colazione, personale nella norma, vicino ci sono parecchi ristoranti e pizzerie inoltre 10 minuti si arriva al centro . Consigliato io lo utilizzo per lavoro con la mia azienda ma lo consiglio anche per qualsiasi evenienza!



denmattt

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