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Bologna che pochi ricordano
Ben Ti Voglio, anima mia
La storia di Re Enzo

Ben Ti Voglio, anima mia

Giovane principe, re e figlio di imperatore, cavaliere valoroso e personaggio politico di rilievo, Enzo è uno degli eroi più interessanti e leggendari del Tredicesimo Secolo. Seppur illegittimo, diventa il figlio più prezioso e prediletto dal padre; acerrimo nemico di Bologna, che lo tiene prigioniero fino alla sua morte, lascia un segno indelebile nel popolo petroniano che ancora lo celebra. Alto, capelli di grano ed occhi color del cielo, bello, viene soprannominato “il falconetto” per eleganza dei movimenti e grazia della figura. Valoroso ed audace condottiero, uomo colto, amante appassionato di donne e belle arti, ha ispirato versi, ritornelli e dialoghi teatrali di poeti, cantanti e registi della nostra città del calibro di Giovanni Pascoli e Lucio Dalla.
 
Nato nel 1220 a Cremona dall’amore di Federico II per Adelaide, nobildonna di origine Tedesca,  Enzo della dinastia di Hohenstaufen, appena diciottenne viene investito cavaliere; nello stesso anno, alla fine del 1238, diventa Re di Sardegna per nozze con l’anziana Adelasia, vedova del sovrano di Torres e Gallura, facendo così infuriare il papa Gregorio IX, che sull’isola aveva radicate mire. Il matrimonio di convenienza viene annullato per adulterio l’anno successivo, ma Enzo, seppur scomunicato dal papa nemico, non volle mai abbandonare quella corona. Richiamato sulla penisola da Federico II, e nominato “legato generale del sacro impero romano”, diventa la figura di riferimento dei comuni ghibellini italiani, ed il protagonista dello scontro tra impero e chiesa, fronteggiando nel nome del padre e con il massimo onore, ogni battaglia di quella guerra di poteri.
 
Strappate alla chiesa molte delle città che il papa aveva portato via al padre imperatore quando era ancora bambino, Enzo partecipa all’assedio dei comuni guelfi di Romagna. E’ il 1241 quando, con l’aiuto della flotta di Pisa, nelle acque dell’Isola del Giglio, prepara un assalto piratesco e cattura i cardinali francesi ed inglesi convocati dal papa a Roma, sventando così il concilio, ed impedendo al papa di deporre l’imperatore. Un’ecatombe di monsignori e prelati, morti, feriti e prigionieri, un gesto molto caro alla diplomazia ed all’immagine dell’impero. Per anni Enzo partecipa alle scorrerie in territorio milanese organizzando diverse campagne contro i comuni della lega lombarda. Ricevuta dal papa la seconda scomunica, Enzo organizza il decisivo attacco a Milano. Conquistate una dopo l’altra Piacenza, Cremona, Brescia, Mantova e Vercelli, con Enzo alle porte di Parma, i Bolognesi cominciano a tremare.
 
Con le truppe imperiali radunate al completo nella sua Cremona, si avventa contro Reggio Emilia e Modena. Il 24 agosto 1249, parte quindi alla conquista di Bologna, al comando di soli due reparti armati, pagando tutta la sua presunzione a Fossalta, dove venne sorpreso dall’esercito e dalla cavalleria petroniana. La lotta sul Panaro tra imperiali e bolognesi continua furiosa per tutta la giornata. Enzo viene disarcionato, cade da cavallo e continua a combattere a piedi. Disarmato, viene catturato e fatto prigioniero. Ed il silenzio che immediato segue una battaglia, viene rotto da una voce, poi un grido ed infine un coro. E la notizia della cattura del re svevo si diffonde di comune in comune, lungo la via Emilia, e raggiunge infine Bologna.
 
In catene, a cavallo di un mulo, il regale prigioniero viene condotto in città al seguito di un corteo di trombettieri in festa, cavalieri vincitori e prigionieri vinti. La cittadinanza tutta è in piazza ad acclamare gli eroi petroniani e festeggiare la sconfitta della dinastia sveva, ma soprattutto ad ammirare ed accogliere il principe dai capelli lunghi e dagli occhi di ghiaccio. Rinchiuso nel palazzo nuovo del comune a lui poi dedicato, sconta al terzo piano una prigionia tanto crudele quanto dorata e fertile. Trattato con ogni onore dovuto ad un regale, gli viene concessa la compagnia non solo dei cavalieri tedeschi ed italiani che erano stati catturati con lui, ma anche di studiosi e poeti con cui condividere l’amore per la lirica e la letteratura, per il canto e per le belle arti tutte. Vive circondato da una corte regale, ed al suo completo servizio, il comune dispone cuochi e servi. Sedici custodi dell’età minima di venticinque anni sorvegliano a vista il prigioniero. Nessuno, viene disposto con un’ordinanza comunale, può parlare con il nobile prigioniero in assenza delle sue guardie.
 
Numerose sono le leggende sulla prigionia di Re Enzo divulgate dai cronisti medievali, e tramandate per generazioni fino ad oggi. Si racconta che ogni notte scontasse la propria pena in una stanza piccola e buia, imprigionato con catene d’oro dentro una gabbia appesa al soffitto e chiusa da due serrature. Si narra che all’imperatore moribondo e desideroso di riavere il figlio amato più di ogni altra cosa al mondo, venne rifiutata la proposta di pagamento di un riscatto in oro che avrebbe consentito ai bolognesi di finanziare la costruzione dell’intera cerchia di mura. Si dice che Re Enzo passasse le ore del giorno affacciato alla finestra nella vana attesa del potente padre, e le interminabili notti a cantare la sofferenza del suo cuore, pena senza sosta come le onde del mare. Anche la sua tentata evasione è stata immaginata ed illustrata. Nascosto dentro ad un grosso contenitore da vino caricato sulle spalle di un complice, viene scoperto da una vecchia che, affacciata alla finestra, riconosce immediatamente i capelli del bel principe e svela con grida la sua fuga, ricevendo come ricompensa il cognome “Scappa”.
 
Ma la leggenda che più ci piace, il racconto che più colpisce, è la storia che vuole capostipite della casata dei Signori di Bologna (i Bentivoglio appunto), il figlio che Re Enzo concepì durante la prigionia con la sua amata Lucia. Al bambino viene dato come nome l’amore che lui dichiarava alla sua amata: Ben Ti Voglio, anima mia.
 
Muore ancora giovane, dopo ventitre anni di prigionia, il 14 marzo 1272. Viene sepolto con splendidi onori a spese della città, nella Basilica di San Domenico, come lui stesso aveva desiderato, e dove ancora oggi, ironia della sorte, si trova accanto, al suo acerrimo nemico, Rolandino dè Passeggeri. “Non speri la sua maestà di atterrirci con gonfie parole” scrive il notaio all’imperatore, “contro la sua volontà impugneremo spade e resisteremo da leoni, e ricordi che capita a volte che un piccolo cane divori un grosso cinghiale. Re Enzo ci appartiene e per questo noi lo terremo”.
Prigioniero e carnefice, in eterno, a pochi metri l’uno dall’altro.
"Il personale veramente simpatico, disponibile e professionale."
Il personale veramente simpatico, disponibile e professionale. La posizione è ottima, vicino alla stazione dei treni e vicinissimo al centro di Bologna. La colazione abbondante e buona. La camera nuovissima sia come struttura che arredi. Un po brutto l'esterno. Arrivando non fa una bellissima impressione ma una volta in camera merita proprio. Assolutamente da consigliare.



Giovanni

"Complimenti!"
Mi sono trovata molto bene in questo hotel a 5 minuti a piedi dal centro,camere pulite e arredate alla perfezione,colazione con vasta scelta di prodotti dolci e salati e personale molto simpatico e gentile! Bravi!!



"Complimenti!"

"Buon hotel in ottima posizione"
Ho soggiornato in questo hotel per una sola notte a inizio Ottobre e il mio giudizio è molto positivo. Io e la mia ragazza siamo stati fortunati: ci è stata assegnata una stanza al quinto piano, con una suggestiva vista sul centro di Bologna e sui colli circostanti. Personale gentile e disponibile, colazione con buona scelta sia di dolce che salato. Si trova a metà strada tra la stazione e il centro, in posizione strategica per visitare la città.



Monkeyluis

Bella camera, letto molto comodo. Pulizia eccellente
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Rossella Dessì

Lunedì 12 Novembre 2018
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