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Bologna che pochi ricordano
L’oscena battaglia
La battaglia della merda

L’oscena battaglia

Ci sono storie che non sono mai state raccontate; storie che studiosi ed accademici non hanno ancora trovato l’ardire di tramandare; storie che non potrete leggere in libri o manuali scolastici, deliberatamente non trattate ed ignorate. E questa, che di Bologna è una pagina di storia meravigliosa e memorabile, per i bolognesi è una vicenda praticamente sconosciuta. E’ una storia ascoltata in osteria,  raccontata per la prima volta da un anonimo studente romano di medicina in un volume di cronaca del tardo Medioevo, una storia di “grassazione ed escrementi”, di rancore, di tumulti e di riconquistata libertà; una storia forse imbarazzante ma di sicuro commovente, tanto da aver ispirato un indimenticabile brano teatrale e la più genuina e fantasiosa poesia popolare.
 
Sono gli anni della cattività avignonese (1309-1377). Anni di esilio per i sette papi tutti francesi che, si sa, seppur lontani, non abbandonarono mai l’idea di riportare la sede del papato e della curia a Roma. Quello che invece ben pochi sanno, è che la città che fu eletta sede intermedia di papato e curia nell’attesa che a Roma le nobili famiglie deponessero le armi, fu proprio Bologna. Ecco che il cardinale legato Bertrand du Pouget, per noi Bertrando, il 1327 arrivò in città incaricato da suo zio il papa Giovanni XXII di farne uno stato guelfo degno della sua futura funzione. Ed ecco che per Bologna iniziò una fase di trasformazione tanto architettonica e artistica quanto politica.
 
Sono di Bertrando le migliorie alle vie di comunicazione e la pulizia delle strade, la bonifica dei canali, la costruzione di nuove fortificazioni ed il restauro di quelle esistenti. Si deve a Bertrando la cosiddetta Rocca di Galliera, un vero e proprio castello voluto a nord della città e costruito per essere un’inespugnabile residenza papale, dotata di possenti mura quadrangolari intervallate da torri impressionanti per grandezza, e circondata da un profondo fossato. In quegli anni, gli artigiani bolognesi si trovarono a lavorare gomito a gomito con artisti eccezionali, con scultori delle migliori scuole italiane e francesi, con orafi e miniaturisti, con i più ricercati specialisti del lusso. Fu nientemeno che Giotto e tutta la sua squadra di affrescatori a decorare la chiesa che avrebbe ospitato il pontefice. Magnificenza e ricchezza di quegli anni si possono solo immaginare. Bertrando lavorò al piano dello zio ad una velocità supersonica per cinque anni fino a che, nel 1332, potè finalmente annunciare il ritorno del papa in Italia, l’arrivo del pontefice alla castello della Rocca di Galliera. Ma l’avventura di Bertrando in Italia non fu solo colori vivaci e affreschi giotteschi. Lo splendore doveva essere in qualche modo finanziato e chi pagò fu il popolo bolognese. Bertrando aumentò ogni tassa ed estimo facendo così schizzare il costo della vita per i cittadini che venivano regolarmente depredati, derubati e razziati dal tiranno francese. Svuotare i granai e le cantine dei bolognesi però non poteva bastare, e Bertrando intraprese una battaglia con i Veneziani e guerreggiò con i Ferraresi. I giovani petroniani, mandati avanti in battaglia, morirono come mosche pagando con la loro vita la salvezza dei soldati francesi. Ma la peggiore violenza mossa dalla tirannia francese alla nostra città, fu ai danni delle istituzioni. Bertrando, con i nuovi statuti limitò e schiacciò l’autonomia comunale creando un governo autoritario, sottovalutando il valore che per la città aveva la parola per ben due volte ripetuta nell’emblema petroniano. Libertas. Libertas.
 
E questo fu per Bertrando il peggiore errore della sua vita, una leggerezza che pagò con un tumultuoso assedio di terrore e morte, la resa e la fuga.
 
E’ il 17 marzo del 1334 quando al grido <<muoia il cardinale e tutti i francesi>> il popolo scoppiò in rivolta aperta contro Bertrando ed i suoi vescovi e prelati che, terrorizzati, si rifugiarono nella Rocca di Galliera. E li, ai piedi della fortezza, i bolognesi affamati, delusi e rabbiosi affrontarono un difficilissimo dilemma tattico. Dove trovare una scala tanto lunga da raggiungere quelle sommità, come recuperare un ariete tanto ciclopico da sfondare quelle mura, a chi commissionare un’arma tanto fatale, chi avrebbe potuto forgiare un proiettile tanto penetrante. Come espugnare quella inespugnabile rocca. Ed ecco il colpo di genio strategico, la meravigliosa fantasia, l’idea vincente di un’arma imprevedibile, non cruenta ma letale, una battaglia organica che portò ai bolognesi una strepitosa vittoria. Si levò un grido tra la folla, il passaparola impazzì è la guerra divenne totale. Le armi erano catapulte, fionde, secchi, padelle, pitali, vasi e qualsiasi altro contenitore si potesse in giro trovare e le munizioni, mai viste fino ad allora, erano armi biologiche, escrementi, insomma… merda, merda puzzolente, sana, appiccicosa merda che venne catapultata a tonnellate per dieci giorni di fila nella fortezza e di cui furono riempite le fogne deviate nei condotti dell’acqua e nel canale diretti alla fortezza.

Si combatté così per un tempo che sembrò infinito, finché un bel giorno, il 28 marzo, al termine della mediazione tra i capi della rivolta e la guelfa Firenze, la porta si aprì e ne uscì Bertrando e la sua fetida scorta, tutti con la faccia smorta.
 
E fu così che la dotta Bologna,
con immenso godimento e divertimento,
si liberò di una vile carogna
con un intestinale bombardamento
fino a che torno in Francia per la vergogna.


Buonissimo hotel!
Buonissimo hotel! E' la quarta o quinta volta che soggiorno in questo hotel.....e ho detto tutto!!!



marco

"Comodo per la sua posizione centrale"
L'accoglienza è stata assolutamente cordiale. Sebbene il chek-in fosse dalle 15, ho telefonato prima delle 13 per sapere se avrei potuto posteggiare in anticipo, e mi hanno assicurato che non solo potevo recarmi subito per parcheggiare, ma che anche l'appartamento sarebbe stato già pronto. Il monolocale è a pochi metri dalla sede dell'albergo e affaccia su un grazioso cortile. E' decisamente spazioso. La cucina è ben attrezzata. Bello il bagno. Un grande letto, divano, poltrona, TV, impianto stereo completano l'appartamento. Il pavimento è di parquet. Unico inconveniente un sottile rumore di fondo (forse il frigo) e la calderina che si accende con frequenza, forse perché in bagno funziona ancora il riscaldamento. Comunque, se dovessi tornare a Bologna, non esiterei a fare la stessa scelta.



Giovanni

"Colazione a buffett di qualità"
"Eccellente posizione, camera grande e molto pulita, bagno pulito e assolutamente funzionale. Colazione a buffett di qualità"



Antonio

"Centrale, accogliente e pulito"
L'Hotel è centrale e facilmente raggiungibile con l'aerobus perché dalla fermata di via dei Mille si percorrono appena 30metri a piedi. La via di affaccio è silenziosa. Le camere sono confortevoli e il cambio biancheria e lenzuola è addirittura quotidiano! Ci siamo trovati molto bene. Grazie a tutti coloro che ci lavorano!



Virginia

Martedì 22 Maggio 2018
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